Gli israeliani festeggiano il Jerusalem Day, i palestinesi ricordano l’occupazione. Per gli ebrei pacifisti è difficile stare nel mezzo

(Il Fato Quotidiano. Elena Rosselli).

Gli israeliani lo chiamano il ‘Giorno di Gerusalemme’, per i palestinesi è il giorno che, 57 anni fa, segnò irreversibilmente l’occupazione. Così, mentre a Gaza la guerra continua e rischia anche di allargarsi al Libano, nella Città Vecchia va in scena la ‘Marcia delle bandiere’, un corteo formato da migliaia di nazionalisti ebrei, molti giovanissimi, che partendo dalla Porta di Damasco irrompono nella parte araba di Gerusalemme per festeggiare la “vittoria” del 1967. l riferimento storico infatti, è la Guerra dei sei giorni, quando l’esercito israeliano occupò il Sinai egiziano, la Striscia di GazaGerusalemme Est, la Cisgiordania e le alture del Golan siriano. Non è una ricorrenza di cui si parla, ma si tratta di un evento bellico che ha cambiato per sempre il rapporto tra israeliani e palestinesi, a favore dei primi.

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