Israele: una vittoria sotto mentite spoglie?

(Settimana. Francesco Sisci).

In molti Paesi occidentali si stanno diffondendo forti proteste pro-Palestina: è un dato di fatto. Tuttavia, il significato di questo fenomeno è meno chiaro ed evidente. Alcuni sostengono che le proteste indichino un cambiamento nell’opinione pubblica occidentale riguardo a Israele (ufficialmente sostenuto) e Hamas (ufficialmente contrario). In effetti, queste proteste fanno emergere un’ondata di nuovi immigrati provenienti da Paesi musulmani, che sono apertamente anti-israeliani. Esse fanno rivivere i sentimenti antiebraici occidentali, per lungo tempo sopiti e che ora sembrano legittimati dagli “orrendi massacri della popolazione di Gaza” da parte dell’esercito israeliano. Questo aspetto è indubbio, ma forse la situazione è molto più complessa. I manifestanti sono per lo più individui emarginati che farebbero fatica a sopravvivere sotto il governo di Hamas o in molti Paesi musulmani poco tolleranti nei confronti delle manifestazioni antigovernative. Ma sono in sofferenza anche nei Paesi occidentali dove si sentono cittadini di seconda classe e spesso non riescono a integrarsi o a sentirsi a casa. Rappresentano un fenomeno crescente di disorientamento globale. Si tratta di persone che non si sono ambientate nei Paesi ospitanti, ma che starebbero ancora peggio se tornassero in patria. Nel complesso, dimostrano la forza e la resilienza dei Paesi occidentali che li ospitano, che possono tollerarli e dovrebbero sforzarsi di integrarli.

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